Un’esperienza che non comincia per caso.
Il volontariato non comincia per caso, bisogna esserci portati, perché vuol dire anche rinuncia: al tuo tempo libero, ad un caffè con le amiche, ad una giornata dedicata alla famiglia…il bello di questo “servizio”, però, è proprio questo, il piacere di essere felici di farlo.
Non si viene mai delusi, perché anche se non è facile affrontare la vista di bambini che camminano con una flebo al seguito, sai che nel momento in cui quel bimbo accetterà di manipolare un pezzo di argilla, qualcosa cambia.
Tutti, anche i più restii, timidi o arrabbiati, si lasciano trasportare dal pensiero di quello che le loro mani sapranno creare dal niente. E così nascono cuori per le mamme, scudetti della loro squadra preferita, targhe, animaletti e bellissime principesse.
In quell’istante il tuo tempo non conta più. Sei lì, e sei coinvolto nella realizzazione di quello che per lei/lui sarà motivo d’orgoglio.
Poi, però, quando torni a casa, può succedere che crolli, piangi…perché si fa fatica a capire come creature del tutto indifese, debbano subire il dolore della malattia, perché genitori “normali“, si trasformino in guerrieri, sempre sorridenti, ma con il cuore pesante.
Non ci si può abbattere, allora anche noi volontari della Fondazione ci trasformiamo. A me personalmente piace calarmi nel personaggio buffonesco che i bambini tanto amano: do loro l’input per prendermi in giro, perché sono cicciotta, perché non tifo la loro squadra, o perché sono vecchietta. Così loro si divertono e lo scopo è raggiunto.
La Fondazione mi ha dato tanto…il Dynamo Camp, le zone terremotate del Centro Italia, gli incontri con il Papa (un’emozione difficile da dimenticare) e lo scorso anno Caserta e Napoli, con la Convention Nazionale dei volontari; non mi viene chiesto un “do ut des”, la scelta di essere una volontaria, è completamente mia e sono molto orgogliosa di esserlo.
Voglio chiudere con le parole di alcuni genitori.
Il papà di Simone quando parla del suo piccolo eroe dice che “è felice di lavorare la ceramica, adora fare la barbottina e viene più volentieri sapendo che ci siete voi”.
E la mamma di Giada “perché il tempo passa un po’ più in fretta lavorando la ceramica”.
Flavia, volontaria Laboratorio di Cagliari